DUENDE

IL FESTIVAL

Duende. Festival di arti performative e nuove tecnologie è prodotto dal CTB e realizzato grazie al finanziamento del Ministero della Cultura per i progetti speciali.

Un evento che chiude l’anno di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023 e che si svolge in diversi luoghi della città di Brescia.

Più che un festival, un contenitore altamente sperimentale che apre a nuove dimensioni di partecipazione dello spettacolo dal vivo con eventi di prosa, installazioni, proiezioni cinematografiche, talk e un’app dedicata per provare nuove modalità di interazione.

Un esperimento innovativo di teatro senza alcuna barriera: reale e digitale, fisica e meta-fisica, linguistica e culturale, di generazione e di appartenenza.

Un luogo dove tecnologie immersive, intelligenze artificiali e metaverso si integrano al corpo dei performer e degli spettatori.

Uno spazio di creatività potenziato dall’ingegno della rete, dove nessuno è escluso, dove il teatro è al centro di un mondo ibridato, dove ci si trova per vivere uno spettacolo multidimensionale e immergersi, come comunità, verso un futuro in cui le tecnologie creano comunità rinnovate, solidali, empatiche attraverso l’esperienza artistica potenziata.

Per un teatro universale, inclusivo, connesso.

DUENDE

I PUNTI DEL MANIFESTO

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Il digitale è una dimensione contemporanea della cultura e, come tale, il teatro la accoglie.

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Un teatro vitale è polimorfico, contaminato, aperto e sperimentale per sua natura; mischia linguaggi e strumenti; vive di contaminazioni.

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L’essenza del teatro, che origina da un caos creativo e termina in un incontro non mediato, è profondamente umana e irreplicabile da tecnologie e sistemi di calcolo.

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Il teatro consta di tre processi: creatività, performance e fruizione. Nessuno di questi è immune all’ibridazione con le nuove tecnologie empatiche.

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Il teatro origina dalla necessità di vestire creativamente i conflitti e i timori dei gruppi sociali che rappresenta. L’ingresso delle nuove tecnologie apre a scenari ancora da rappresentare.

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Quello che le tecnologie sono in grado di produrre non è frutto della magia, ma è la moltiplicazione di input di origine umana. Con questa consapevolezza, il teatro indaga la relazione tra umanità e macchine.

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Il teatro è per sua natura aperto e accogliente, capace di evolvere i suoi linguaggi. Un teatro che si rifiuta, che si richiude, che non trova le parole, che vive di paura e diffidenza, è destinato a essere il passatempo di una “bolla di filtraggio”.

Direzione artistica:
Nadia Busato

Produzione:
CTB Centro Teatrale Bresciano

Direttore di produzione:
Giacomo Brambilla

Responsabile stampa e comunicazione: Veronica Verzeletti

Progetto speciale finanziato dal MIC – Fondo Unico per lo spettacolo 2023

DUENDE

APPUNTI PER UN TEATRO TRASFORMABILE

Che l’essenza del teatro risieda nel valore dell’incontro è tutto ciò che possiamo affermare con certezza sul teatro.

Indefinibile per localizzazione, per struttura, per elementi e per effetti collaterali, da millenni sopravvive grazie al fatto di essere di per sé inanimato: prende vita solo nel tempo della rappresentazione.

La natura del teatro è tanto eterea quanto vitale. Non esiste di per sé, ma necessità di un medium, che raramente è singolare: dunque, di media.

Non mass media, certo: più che di massa, il teatro è un fatto di comunità.

Al minimo, di due elementi, poli opposti tra i quali transita un messaggio, un pacchetto di dati multimediali recepiti attraverso i sensi, seppur privi di sensori.

Ben prima di internet, il teatro è stato tessitore di reti, enciclopedia libera di storie, bestiario dell’umano e del divino.

Il teatro può contenere l’incontenibile poiché non lo limita, ma si plasma su di esso, moltiplicando le dimensioni e accogliendo ogni possibile linguaggio narrativo.

Ogni storia singolare, modellata per diventare universale, è l’output artificiale di un’intelligenza creativa, antica quanto attuale. Il teatro era teatro prima di entrare dentro il teatro giacché, prima di essere un luogo, è un bisogno umano necessario alla sopravvivenza.

Se esiste un’arte affine alle tecnologie della comunicazione, essa è proprio il teatro, nella sua più integra autenticità: la connessione tra esseri umani.

Si è fatto teatro prima di saper fare un fuoco, dopo aver costruito la prima città, si è praticato il teatro per avere cibo e accoglienza, si è performato su assi di legno, alla luce delle lampade a gas, sotto le bombe e sopra le macerie. Il teatro dentro ai teatri non è che una minima parte: oggi il teatro è uscito anche dal reale e popola il digitale.

Le macchine create inizialmente per sostituirsi agli esseri umani nella fatica del lavoro, sono state invece addestrate per imitare la creazione di storie, per replicare le voci dei performer, per clonare le espressioni del viso, le intenzioni del linguaggio, per ingannare i sensi e sospendere l’incredulità.

Creata per faticare, la tecnologia preferisce il mondo dello spettacolo. Fino a qui, il teatro non si è fatto alcun riguardo a sconfinare nel digitale. E ora che il digitale vuole far parte del gran teatro del mondo, non sarà forse il caso di aprire una nuova dimensione?

In fondo, come diceva Bertold Brecht, “il mondo d’oggi può essere espresso anche per mezzo del teatro, purché sia visto come un mondo trasformabile”.

Nadia Busato Direttrice artistica del festival

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